Monday, September 21, 2009

viaggio numero 82: UN MINUTO DI SILENZIO.

Ore 11.00. La cmpanella suona. Tutti ci alziamo in piedi e ci raccogliamo per un minuto di silenzio, in memoria dei soldati uccisi. Sei in tutto. Sei vite umane di origine Italiana che se ne sono andate. Ritorno indietro con la memoria e mi sembra di averla già vista una scena simile: Settembre 2001: un minuto di silenzio per le vittime alle Torri Gemelle. Circa 3000 morti.
Scusatemi se un pò mi viene da ridere. Non per cattiveria, menefreghismo o superficialità. Per INCOERENZA. Se dovessimo osservare un minuto di silenzio per ogni persona che è morta nella guerra di Kaul, civili, militari e soldati, saremmo rimasti in piedi per un tempo equivalnte a 67 giorni.Per le vittime sul lavoro dell'ultimo anno, circa 59 giorni. Per ogni persona di qualsiasi nazionalità, età, sesso, e religione che muore ogni anno sulle strade della mia provincia (PD) non basterebbero 4 giorni di assoluto silenzio. Perchè allora solo per i soldati di Kabul? Perchè non per i civili? Perchè a scuola non mi hanno fatto fare un minuto di silenzio per le vittime dell'Aquila? O per i giovani morti in incidenti stradali? Per sei soldati si è smobilitato tutta l'Italia, cos'è? gli operai valgono di meno? Eh, ma i soldati erano li per difendere la Patria. Ma di che Patria stiamo parlando? Sarò abbastanza crudele, ma.. non hanno scelto loro di fare i soldati? Non sapevano che c'era il rischio altissimo che succedesse qualcosa?

In quel minuto di silenzio il mio pensiero è andato a tutte le vite umane che per incidenti, violenza, stragi, malattie ora non ci sono più. Anche per quelli di Kabul.

Saturday, September 19, 2009

viaggio numero 81: BENTORNATA

A volte quest'estate pensavo "è stato bello finchè è durato"..
Altre mi dicevo " prova solo a sbirciare".
E allora ritornavo qui e spiavo anche voi di nascosto, senza lasciare nulla, nè un saluto, nè un ricordo di me.
Ma è già un pò di tempo che ci penso e ci ripenso su...
"potrei tornarci veramente...".
Ma come? in che modo? dovrei aprire un altro blog? eliminare quello vecchio? o partire da quello vecchio?
Si, sarebbe stato più facile e seplice ricominciare da capo.. come in una casa: un pò di pennellate qua e là e di prima non resta nulla. Un pò come voltare pagina e ricominciare tutto daccapo.
MA le pagine vecchie restano... nella mente e nel cuore di chi le ha scritte, di chi le ha lette, di chi le ha commentate... Infatti...
Eccomi di nuovo qui...
Sono tornata...

Saturday, May 9, 2009

viaggio numero 79: GRANCHIETTI SUGLI SCOGLIONI

Pomeriggio inoltrato. Sole. Io e Te a passeggiare per la spiaggia in costume da bagno con le schiene rosserosse.. Conchiglie e Granchi e Vongoline.
E voglia di fermare il tempo e restare li, dove l'unico problema è che non si pesca niente. Dove si sta bene.
Aspetto Lucija di nuovo..


Sei tu che hai messo la mia mano tra le tue dita
perchè eri spenta, perchè eri ferita, svuotata
non ci credevi più
Quando hai sentito la mia stretta sulla tua vita
ti sei ritratta così in fretta e me l'hai graffiata
è stato un dejavù
Tu dici che non si può
tra noi due mai
ma non dire mai
perchè le regole non sono oracoli
su vieni
dai
dietro a quel vicolo
c'è un oceano
respira e vedrai
in acqua non si cade mai
respira e vedrai
cose che ancora non hai

Lo so che la tua strada l'hai già disegnata
ma io ti ho messo in mano una gomma ed una matita
mi ascolti o no
Tu dici che non si può
tra noi due mai
ma non dire mai
ah ahi
perchè le regole
non sono oracoli
in fondo
sai
certi pericoli
sono miracoli
su vieni
dai
dietro a quel vicolo
c'è un oceano
respira e vedrai
in acqua non si cade mai
respira e vedrai
che il nostro non è un mare di guai
respira e vedrai
il nostro non è un mare di guai.

Friday, May 1, 2009

viaggio numero 78: STUPIDA

Sto attuando una nuova politica.
Quella di non arrabbiarsi. Quella della pacatezza.
Quella di far finta che tutto vada bene".
L'unica cosa che ti rimane da fare alle volte.
Quando ti mancano le energie.
Quando non ce la fai più ad arrabbiarti.
Quando arrabbiarsi non serve più a niente.
Perchè era tutto già segnato all'inizio.
Ma ho 20 anni neanche.
E son sola come non lo sono mai stata.
Sfoggio il mio sorriso migliore,
fatto di paura e incertezza.
Un 50:50 ce non si sa come andrà.
Bene o Male.
Bianco o Nero.
Perchè il grigio non c'è mai in queste cose?


Saturday, April 18, 2009

viaggio numero 77: HIROSHIMA

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma dico nulla, fran!, giù, cadono. Stanno li attacati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran!, cadono giù,come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran!. Non c'è una ragione, perchè proprio in quel momento? Non si sa. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima anche lui poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo con il quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran!. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra diciannove anni, per me va bene, okay allora intesi per il 14 aprile, okay, verso le nove, facciamo nove e un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Diciannove anni dopo, 14 aprile, nove e un quarto: fran!. Non si capisce, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi se no ne esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino e ti accorgi che non lo ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi di essere vecchio. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui.
Sono le nove e un quarto di mattina. La miavita precedente è distrutta. Il bombardamento di Dresda era stato più lento, anche lo Tsunami si era avvicinato dando il tempo a qualcuno di arrampicarsi su un albero, il tornado di Katrina era stato annunciato in televisone. Solo a Hiroshima la bomba atomica era stata più rapida di questa sentenza.
" Non posso morire,dottore. Non ancora. Ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire.".

Wednesday, April 8, 2009

viaggio numero 76: FORSE è STATA UNA VERTIGINE

Credo sia stato solo un sogno. Non potrebbe essere altrimenti. La perfezione e la bellezza non esistono! Eppure io l'ho veduta. E quando chiudo gli occhi ancora la vedo.
Dev'essere stato un sogno. Iniziato una mattina quando l'alba doveva ancora spuntare. Concluso sotto il sole e con 23 gradi e mezzo.
Tutto ciò che mi era mancato in quest'ultimo anno l'ho ritrovato li, sotto il sole e la piogerellina di quel paese a me sconosciuto che mi ha rapita.
A volte è perfino inutile consumare parole per descrivere.Ci sono cose che non hanno bisogno di parole ma di occhi e mani. E cuore. E anima.
Ecco cos'ha comportato quel viaggio per me. Una ripulita al cuore e la gioia nell'anima. Di quelle mani che finalmente potevano essere intrecciate tra di loro. Di quelle labbra che potevano sforarsi sotto gli occhi di chiunque. Di quei piccoli gesti dolci e teneri che a volte si da per scontato. Ma non questa volta. Non dopo che ti sono mancati per tanto tempo. Una passeggiata interminabile e mille cose da guardare. L'odore del mare. Il rumore lento delle onde che si infrangono sugli scogli. Ecco cosa siamo stati per quei due giorni. Delle onde. Onde alte, fiere, portentose che non temevano nulla. Onde pronte ad infrangerci su scolgioni freddi e forti, tanto a vincere saremo stati noi. Quell'onda che non sa nuotare e allora si aggrappa all'altra che la culla e la porta ovunque. Un onda felice. Spero due.
E piccoli e semplici momenti che non se ne andranno tanto facilmente dai miei ricordi. Di quelli da racontare sotto il sole e da pensarci nostalgici quando cade la pioggia e tu purtroppo non sei dentro una piscina al caldo.
59 ore in tutto. 3540 minuti solo per noi due fuggiaschi e pallottolieri complici.


Ti lascio un bacio, tutto ciò che ho da offrirti.
Un bacio che sappia di sale e ti possa ricordare il nostro viaggio fatto di kebab, di vodo, di 20 euro persi, di lavandini, di bolle in piscina, di accappatoi, di foto, di maglioni troppo pesanti, di alta marea, di uno sloveno impaurito e un cameriere ritardatario.
Un bacio che ti ricordi la pancetta e il nesquik, la vana ricerca di una camera inesistente, letti che scivolano, cartoline e buboni.


Un bacio che sappia anche di tramonto. Quello che non ci siamo persi, ma gustati.